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Wee Annie



Wee Annie

Per raccontare la storia di Wee Annie dobbiamo andare a Edimburgo. Precisamente siamo nel Mary King's Close: un vicolo ("close" significa proprio "vicolo" in scozzese) che si trova al di sotto delle costruzioni della Old Town, a pochi passi dal Royal Mile, ed è doverosa una piccola introduzione del posto per poter poi spiegare meglio il resto.


Tale strada è stata chiusa per anni al pubblico, e riaperta solo negli ultimi tempi in quanto preziosa e triste testimonianza del modo in cui erano costretti a vivere gli abitanti più poveri della città. Attualmente sommerso dagli edifici costruiti in seguito, nel periodo tra il XVI e il XVII secolo il vicolo era un vero e proprio mondo a sé stante, dove la vivacità del quartiere si ritrovava fianco a fianco con condizioni di indigenza e disgrazia. Inoltre, in quello stesso periodo, pare che il vicolo venisse chiuso di notte da cancelli, per far sì che gli abitanti dei dintorni potessero sentirsi al sicuro. Tutto questo rendeva la stradina una vera e propria prigione, dove i più poveri non aspettavano altro che la fine delle loro misere esistenze per motivi legati alla criminalità, alla povertà o al diffondersi di varie malattie.


Fu proprio quest'ultimo fattore, precisamente sotto forma della peste che colpì Edimburgo nel 1645, a mietere numerose vittime tra i residenti della piccola strada, i quali in seguito all'epidemia pare furono esclusi più del solito per paura dei contagi, e lasciati a morire infettandosi tra loro. Altre versioni affermano invece che i malati furono messi in quarantena nelle loro abitazioni, garantendo loro cure mediche e farmaci. In un momento imprecisato, come sempre accade in questi racconti, la Storia ha cominciato a mischiarsi col folklore locale e col soprannaturale: secondo questi ultimi due pare che tali residenti siano presenti ancora oggi come spiriti del luogo, e passeggiando per il vicolo, già stretto e buio di suo, è possibile avvertire la loro inquietante presenza durante le numerose visite guidate che vengono organizzate.


È in questo quadro di sofferenza e turbamento che prende vita la leggenda del fantasma di Wee Annie. "Wee" in scozzese significa "piccolo", e il pezzo di oggi riguarda proprio una bambina vittima della peste e dell'ambiente malfamato che si respirava nel "Close".


La storia della piccola Annie cominciò a diffondersi agli inizi degli anni '90, quando una medium giapponese di nome Aiko Gibo pensò di visitare i luoghi più infestati della Bretagna per poi farne un film-documentario. Durante uno dei giorni di riprese, la medium decise di entrare in un'abitazione che doveva essere probabilmente quella di un domestico, e raccontò di non riuscire a varcare la soglia del luogo in un primo momento, perché incapace di sopportare l'enorme sofferenza e tristezza degli spettri presenti. Nel giro di pochi minuti cambiò idea, e quando le chiesero il motivo di tale atteggiamento, la sua risposta fu "perché me l'ha chiesto una bambina". La donna aggiunse con sicurezza che tale bambina fosse in lacrime accanto a lei, vestita di stracci e sofferente per la peste; a causa dell'epidemia era stata allontanata dalla famiglia senza neppure poter portare una bambola con sé. La Gibo chiese quindi di comprare una bambola e donarla alla bambina, certa che, donando sollievo alla sua anima, lo spirito avrebbe finalmente riposato in pace e non si sarebbe più fatto vedere. Varie indagini sono state fatte negli anni per scoprire se davvero sia mai esistita una bambina di nome Annie morta a causa della peste; probabilmente la versione più veritiera di tale storia è quella legata alla figlia senza nome di un certo Jean McKenzie, il cui nome fu registrato durante l'epidemia a Allan's Close.


L'aspetto più tenero della vicenda è che negli anni la leggenda di Wee Annie ha fatto il giro del mondo: dalla prima bambola lasciata da Aiko Gibo visitatori da ogni Paese hanno portato in omaggio alla piccola Annie bambole, giochi, caramelle e persino gioielli; molti di essi pare vengano poi donati in beneficenza ai bambini più bisognosi.


Perché ancora oggi a Edimburgo organizzano tour esoterici riguardo questa leggenda? Innanzitutto perché, come detto all'inizio del post, questa zona della città ricopre un'importanza storica per far capire meglio le condizioni di vita della popolazione in un dato periodo; inoltre, è degli ultimi anni (precisamente del 2019) la notizia secondo cui la bambola donata dalla medium giapponese pare sia stata rubata, sparita dal solito punto in cui fu riposta anni fa nell'abitazione del 17° secolo. Forse è per questo che, secondo le guide e i visitatori, restando fermi per un po' nella stanza di tale abitazione è possibile avvertire un'improvvisa aria fredda, sentendosi tirare per la manica del cappotto o percependo una piccola e invisibile manina afferrare la propria...

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