Vasilisa la Bella
- Alla scoperta del mito
- 4 giorni fa
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Vasilisa la Bella è una fiaba tradizionale russa, inserita nella famosa raccolta "Favole popolari russe", opera di Aleksandr Nikolaevič Afanas'ev, considerato l'equivalente russo dei fratelli Grimm.
In questa storia, l'eroina che dà il titolo al racconto si contrappone a Baba Jaga, uno dei personaggi più noti del folclore slavo.
La favola inizia con un momento molto triste: Vasilisa, che aveva otto anni, è al capezzale della madre morente che, prima di esalare l'ultimo respiro, dona alla figlia una bambola dicendole di non parlarne a nessuno e di portarla sempre con sé. Inoltre, disse alla bambina in qualunque momento avesse avuto bisogno di soccorso o conforto avrebbe dovuto dare da mangiare alla bambola.
La bimba, triste per la dipartita della madre, decise subito di mettere in atto tale consiglio e diede un biscotto alla bambola. Magicamente, la bambola prese vita e confortò e fece divertire Vasilisa, che per un momento dimenticò la tristezza. Scoperto come funzionasse la bambola, Vasilisa vi fece spesso ricorso nei tempi successivi.
Non molto tempo dopo, suo padre si risposò con Lilja, una vedova del villaggio nel quale vivevano, che aveva già due figlie. Nessuna delle tre donne andava d'accordo con Vasilisa, e anzi, la maltrattavano ogni volta che se ne presentava l'occasione.
Un giorno, approfittando di una lunga assenza del marito, Lilja decise di sbarazzarsi una volta per tutte di Vasilisa e si trasferì con lei e le altre due figlie in una isolata casa nel bosco evitato da tutti perché dimora della famigerata strega Baba Jaga.
Nonostante Lilja e le figlie mandassero ogni giorno Vasilisa da sola nel bosco con la speranza che fosse mangiata da Baba Jaga, questo non successe, e Vasilisa tornava ogni sera a casa sana e salva.
Stufa di aspettare oltre, Lilja escogitò un altro stratagemma. Spense tutte le candele in casa e mandò Vasilisa direttamente in cerca di Baba Jaga, con la scusa di chiedere una candela accesa per poterle riaccendere.
Vasilisa strinse a sé la sua adorata bambola e uscì di casa camminando verso dove si diceva fosse la casa della strega.
Durante il suo cammino, Vasilisa si vide passare accanto tre cavalieri, uno vestito di bianco, al cui passaggio il cielo si rischiarò, uno vestito di rosso, che fece comparire il sole all'orizzonte, e uno vestito di nero che portò con sé l'oscurità della notte.
Infine la trovò, una casa che si reggeva su due grandi zampe di gallina, con un recinto fatto di ossa, e teschi in cima alla recinzione le cui orbite illuminavano la notte.
Dopo pochi istanti dal suo arrivo, Vasilisa udì un trambusto, e Baba Jaga, seguita da numerosi spiriti, arrivò cavalcando il suo mortaio.
Chiese alla ragazza di farsi avanti e di dire il motivo della sua visita, e Vasilisa le disse come stavano le cose.
La strega accettò di dare una candela alla ragazza, ma a patto che questa facesse qualcosa per lei.
Vasilisa entrò quindi in casa della strega e iniziò a servirla apparecchiando la tavola, pulendo casa e svolgendo altre mansioni domestiche facendosi di tanto in tanto anche aiutare dalla bambola.
Ogni giorno, mentre svolgeva i suoi compiti, Vasiliva vedeva passare i tre cavalieri all'esterno della casa della strega, e un giorno, presa dalla curiosità decise di chiedere alla megera chi fossero.
Baba Jaga le rispose che erano l'alba, il sole e la notte, suoi servitori. E dopo aver svelato questa cosa alla ragazza le chiese a sua volta come facesse a svolgere i lavori di casa così bene e così in fretta. Vasilisa le disse che era aiutata dalla benedizione della madre, e tanto bastò per far infuriare la strega.
Non voleva assolutamente persone benedette in casa, e la cacciò. Non prima però di aver pagato il suo debito dando a Vasiliva uno dei teschi luminosi della recinzione.
Vasilisa tornò allora a casa e trovò Lilja e le sorellastre, che immediatamente le chiesero dove fosse stata, ma appena videro il teschio fuggirono spaventate: esso però prese ad inseguirle, e la luce che usciva dalle sue orbite le bruciò fino a ridurle in cenere.
La mattina seguente, Vasilisa seppellì il teschio e ritornò alla sua casa nel villaggio, attendendo il ritorno di suo padre; si dice che, alla fine, abbia sposato lo zar di Russia grazie all'aiuto della sua bambola, "ma questa è un'altra storia"
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