Tlazolteotl
- Alla scoperta del mito
- 6 giorni fa
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Divinità presente nel pantheon azteco, in realtà la sua area di influenza era molto più ampia e si allargava anche in territori che presentavano altri tipi di civiltà. Pare infatti fosse una divinità degli Huastechi, popolazione del Messico nord-orientale, che venne poi in seguito adottata dagli aztechi.
Si trattava di una dea della terra e della fertilità, con in particolare il dominio sulla "sporcizia", intesa come impurità portata dai peccati commessi, che dà anche origine al nome in quanto "Tlazolteotl" è letteralmente traducibile con "Divinità della Sporcizia".
Coloro che erano vicini alla morte venivano incoraggiati a confessarle i loro peccati, in modo che la dea divorasse le cattive azioni da loro compiute, purificando quindi la loro anima preparandola per l'aldilà.
A causa della sua vasta area di influenza era conosciuta anche con altri nomi come Tlaelquani o Ixcuina, quest'ultimo in particolare che stava a significare "Dea dalle quattro facce", per riprendere i quattro aspetti con cui la dea era solita apparire.
Nella prima veste appare come una giovane donna, tentatrice spensierata.
Nel secondo aspetto invece diventa una donna che ispira negli uomini incertezza.
Nella veste di mezza età assume le sembianze di una donna col potere di assorbire i peccati degli uomini.
Infine, nella vecchiaia diventa una strega predatrice di giovani.
Nota per ispirare comportamenti immorali nelle persone, Tlazolteotl era tuttavia anche in grado di perdonare coloro che commettevano tali atti.
Come storicamente provato, nella società azteca l'adulterio era punito con la morte, eppure il colpevole poteva sfuggire alla condanna se praticava un rituale di confessione alla dea.
Rituale che si poteva però eseguire una sola volta nella vita, e quindi bisognava stare ben attenti a non ripetere gli stessi errori, e che necessitava di un processo lungo e complicato.
Innanzitutto, un sacerdote della dea doveva consultare i suoi libri e i suoi calendari e trovare un giorno adatto per visitare la casa del richiedente. Quando poi il sacerdote si recava finalmente a trovare il peccatore, questi si doveva spogliare nudo e doveva confessare i suoi peccati con sincerità e contrizione. Dopo di che il sacerdote prescriveva un digiuno purificativo, e il richiedente doveva decidere un sacrificio da eseguire.
Infine il penitente doveva recarsi al tempio di Tlazolteotl, distendersi nudo su un telo interamente dipinto di nero, e addormentarsi lì.
Al mattino il richiedente si svegliava purificato e rinato, con i suoi peccati divorati dalla dea.
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