Storia dei Castrati - I cantanti senza sesso
- Alla scoperta del mito
- 3 giorni fa
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È l'autunno del 1734, e il Lincoln’s Inn Fields Theatre a Londra è gremito.
Dopo le note finali dell'Opera l'elegante pubblico scoppia in un applauso frenetico e la star dello spettacolo si fa avanti per inchinarsi, quando la voce di una donna sovrasta gli applausi. La donna dice: "Un Dio, un Farinelli!".
Farinelli era il nome d'arte di Carlo Broschi (1705-1782), il cantante d'opera più famoso del XVIII secolo. Paragonabile a una odierna rock star, il pubblico pagava cifre incredibili per vederlo cantare, e le reazioni isteriche dei fan erano all'ordine del giorno.
Tuttavia, Farinelli aveva una particolarità: era un Castrato.
I Castrati, come suggerisce il termine, erano cantanti d'opera castrati prima della pubertà per preservare le loro voci giovanili. Quando questi ragazzi diventavano poi uomini, le loro voci si sviluppavano in una maniera molto peculiare producendo un suono da tutti considerato celestiale.
Questa insolita pratica ebbe origine nell'Italia del XVI secolo, quando i Castrati facevano parte dei cori delle corti, compreso quello della Cappella Sistina. E poiché alle donne era stato proibito di cantare nelle chiese, le voci dei Castrati erano tra le più ricercate e popolari.
La fama dei Castrati raggiunse l'apice negli anni 20 e 30 del 1700, quando questi cantanti divennero vere e proprie star, e il pubblico addirittura li acclamava al grido di "Lunga vita al coltello!", in omaggio agli strumenti che creavano queste voci uniche.
Al culmine di questa tendenza si stima che circa 4000 ragazzi italiani venissero castrati ogni anno.
Molti Castrati provenivano da famiglie povere che decidevano di accettare la castrazione dei propri figli con la speranza che i ragazzi trovassero successo e prosperità. Pochi altri, tra cui Farinelli, provenivano invece da famiglie facoltose, ma per questi ultimi era più difficile ottenere l'approvazione alla pratica, in quanto l'evirazione era, ovviamente, vista come una barbarie.
Quando lo storico della musica Charles Burney viaggiò in Italia per scoprire dove si svolgessero tali procedure, nessuna città ammise di svolgere la pratica e l'uomo scrisse: "Mi hanno detto a Milano che lo fanno a Venezia. A Venezia di andare a Bologna. A Bologna hanno negato e mi hanno mandato a Firenze. Da Firenze sono andato a Roma, e da Roma a Napoli."
Per questo motivo non esistono prove e documentazioni ufficiali sulla pratica, ma si ritiene venisse svolta dai barbieri, che operavano su bambini dai 7 ai 9 anni. Mentre il corpo del giovane castrato cresceva, la mancanza di testosterone non permetteva alle articolazioni di irrigidirsi, perciò gli arti degli eunuchi spesso erano anormalmente lunghi, come anche le costole della loro cassa toracica.
Dopo la castrazione i giovani ricevevano una formazione in scuole di canto preposte, dalle quali i migliori finivano per calcare i palchi dell'Opera, mentre gli altri di solito si univano ai cori della chiesa.
Alla fine del XVIII secolo i giorni di gloria dei Castrati finirono, e l'ultimo grande artista Castrato fu Giovanni Velluti, che si esibì a Londra nei primi anni dell'800 dopo 25 anni dall'ultima esibizione di un Castrato.
La castrazione divenne illegale in Italia dopo l'unificazione, a metà del XIX secolo, e la chiesa cattolica vietò l'impiego di Castrati nei cori nel 1878.
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