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Seshat


Seshat

Nella mitologia egizia, Seshat era una dea della scrittura, dell'aritmetica e dell'architettura, in particolare riguardante la progettazione di edifici reali. Per questo veniva chiamata, tra i vari epiteti, "Signora dei costruttori".

Il suo nome è traducibile con "la Scriba", ed era comunemente raffigurata con indosso una pelle di leopardo, e con in mano una foglia di palma, oppure mentre scriveva con uno stiletto e uno stelo di papiro.


Il suo culto ebbe origine nel periodo arcaico dell'Egitto, e fu venerata per quasi tremila anni fino al periodo tolemaico, soprattutto da parte degli scribi e della famiglia reale.

Molto probabilmente la figura di Seshat è comparsa con la nascita dell'agricoltura, nel momento in cui si sentì la necessità di una divinità che aiutasse nel calcolo della misurazione dei campi e dei loro confini, e che ovviamente li proteggesse.

In quanto maestra di aritmetica, astronomia, astrologia e architettura, era considerata una tra le divinità più colte, ed era per questo venerata dagli scribi nella Casa della vita, di cui era protettrice.


Tuttavia, Seshat era una soprattutto una divinità "personale" del faraone. Era infatti l'incaricata a scriverne il nome sull'albero sacro Ished, in modo di assicurarne l'immortalità.

Non ebbe mai nessun tempio a lei dedicato, né alcun particolare culto o rituale al di fuori della famiglia reale, e gli egizi la ritenevano "semplicemente" la custode degli Annali reali, ossia l'archivio di rotoli di papiro dove si annotavano gli anni di regno dei vari sovrani.

Come dicevamo, era considerata la Signora dei costruttori, e in quanto tale era rappresentata in terra da una sacerdotessa che aveva il compito di apparire accanto al faraone durante la fondazione di ogni nuovo tempio e di compiere il rito detto "del tendere la corda".

Questo rito pare risalire alla II dinastia, quindi verso il 2900 a.C., e prevedeva che il faraone si recasse al tramonto, vestito con abiti cerimoniali, nell'area designata alla costruzione, e affiancato da sacerdoti e astronomi recitasse formule e rituali. Poi, il giorno successivo, si passava al piantare i picchetti, tendere le funi, e infine posizionare solennemente la prima pietra della costruzione.

Tutto ciò serviva per allineare l'asse dei quattro angoli della nuova costruzione con le costellazioni.

Iscrizioni sulle pareti dei grandi templi di Dendera ed Edfu, in cui il faraone parla in prima persona, commentano il rito:


"Io reggo il paletto. Afferro il manico della mazza e stringo la corda di misurazione con Seshat. Rivolgo i miei occhi ai movimenti delle stelle. Dirigo il mio sguardo verso la Coscia del Toro, rendo fermi gli angoli del tempio."

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