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Serket


Serket

Uno degli animali più temuti dell'antico Egitto era senza dubbio lo scorpione, che portava con sé molteplici stratificazioni simboliche, ed è per questo che non sorprende il fatto che esista una divinità legata a stretto giro a questo animale.

Una delle più antiche dee del pantheon egiziano, Serket era raffigurata come uno scorpione con testa di donna o come una donna con uno scorpione sul capo, ed era associata alla guarigione, alla magia curativa e al veleno.


Gli egiziani la invocavano e le offrivano sacrifici per chiederle protezione contro i morsi di serpenti o punture di scorpioni, ma anche di agire come protettrice in generale.

E proprio dalla puntura di scorpione (che induce paralisi) pare derivare il suo nome, che si potrebbe tradurre con "Colei che stringe la gola", o in alternativa "Colei che libera la gola".


La dea poteva anche infliggere punizioni a coloro che riteneva peccatori, mandando gruppi di animali velenosi ad attaccare i malcapitati.

Aveva inoltre il compito di accogliere le anime dei faraoni defunti e di guidarli fino all'oltretomba, aiutandoli poi nel processo di rinascita, infondendo vita nei loro nuovi corpi mortali.


In quanto legata alla guarigione era invocata anche dai medici, soprattutto quelli che avevano a che fare con veleni e tossine, o dai lavoratori che maneggiavano materiali o animali pericolosi.


Non erano pochi quelli che, dovendo incamminarsi in zone aride e piene di scorpioni e serpenti, portavano con sé un amuleto con la sua effige, al fine di sentirsi più sicuri e di poterla invocare rapidamente in caso di incidenti.

In quanto protettrice di vivi e morti, sue riproduzioni venivano regolarmente ritrovate in sale di mummificazione e nei sarcofagi nobiliari, ed era patrona di uno dei quattro vasi canopi del corredo funebre, quello contenente le viscere.

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