Ostara
- Grazia Manfellotto
- 3 giorni fa
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Ostara è citata spesso in occasione della Pasqua e in effetti una sua caratteristica è proprio questa: tale celebrazione, per le popolazioni del passato, abbracciava un lasso di tempo più ampio. Essa valeva principalmente per il periodo pasquale, ma era altresì inerente a tutta quella fase dell'anno in cui la natura si risveglia; per questo attualmente è possibile leggere in giro che Ostara viene correlata anche all'equinozio di primavera, il quale tendenzialmente capita sempre intorno al 20-21 marzo.
Procediamo con ordine: da dove viene il nome "Ostara"? Possiamo trovarla scritta anche come Eostre, Eastre oppure Eostar (sono certa che coglierete la somiglianza con "Easter", per l'appunto "Pasqua" in inglese), ed è originaria delle culture germaniche. I Druidi celebravano questo momento di risveglio della natura, che si manifestava con l'aumento delle ore di luce, chiamandolo Alban Eiler, ossia la Luce della Terra.
I popoli antichi avevano un rapporto con il tempo molto diverso dal nostro: per loro il tempo era da misurare in maniera ciclica e non come una linea retta. In più, vivendo principalmente di agricoltura, i loro riferimenti stagionali erano giustamente legati agli aspetti rurali. Ecco che fu creata una vera e propria Ruota dell'Anno, in cui Ostara era una delle festività più importanti. Ancora oggi, come detto poco sopra, in alcuni movimenti spirituali quali il Neopaganesimo o la Wicca, Ostara è diventato uno degli otto sabbat in cui si suddivide l'anno solare. Tali sabbat si suddividono in maggiori e minori; i primi coincidono con i momenti chiave dell'attività contadina, e si chiamano: Samhain (diventato in seguito il nostro Halloween), Imbolc, Beltane e Lughnasadh. I minori corrispondono invece ai due solstizi e ai due equinozi, e sono: Yule, Ostara, Litha e Mabon.
Come si è passati dalla Ruota dell'Anno a una vera e propria divinità? Molti conoscono sicuramente i miti più "recenti" e più vicini a noi da un punto di vista geografico e culturale, come quello greco legato a Persefone e sua madre Demetra, o quello romano che ci racconta di Proserpina. Prima di essi però, c'è appunto quello della dea germanica Eostre, citata dal monaco anglosassone Beda il Venerabile nel suo trattato "De temporum ratione" del 725.
Secondo una delle leggende più popolari, verso la fine di un gelido inverno Eostre trovò un uccellino ferito nel bosco. Provando pietà per il povero animale, che in quelle condizioni sarebbe diventato sicuramente una facile preda, decise di trasformarlo in una lepre, in modo da poter trovare riparo e superare i restanti giorni invernali senza difficoltà. Nonostante la trasformazione, che gli permise di acquisire anche la velocità del suddetto animale, l'uccellino mantenne la capacità di deporre le uova; così, non appena sbocciò la Primavera decise di offrire tali uova proprio alla dea che gli aveva salvato la vita.
Le sacerdotesse che si occupavano di celebrare il rituale di Eostre si vestivano di bianco e accendevano un cero che lasciavano bruciare fino all'alba del giorno dopo. In questo modo simboleggiavano, in un unico cerimoniale, la purezza successiva alla purificazione avvenuta col fuoco e il candore dell'alba stessa e del ritorno ciclico (e quindi eterno) della luce sulla Terra, di cui la dea era la personificazione. Da tale rito deriverebbe il cero pasquale cristiano, il quale rappresenterebbe sia la Resurrezione di Cristo che il fuoco divino che fece da guida agli Ebrei nella loro fuga dall'Egitto.
Tuttavia, i simboli del coniglio e delle uova, validi tutt'oggi, non deriverebbero solo dalla popolare leggenda di cui sopra. Il coniglio, e più specificamente la lepre, era considerato dai Celti un animale divinatorio, perché dal suo modo di correre essi prevedevano il futuro. Più in generale, la lepre era considerato un animale sacro perché incarnava la fecondità e la nascita per la sua elevata capacità riproduttiva; era quindi adatta ad esprimere il risveglio della natura, con la sua energia e la sua fertilità.
Per quanto riguarda l'uovo invece, esso era considerato il simbolo della Vita stessa in tante altre culture (basti pensare alla simbologia dell'Uovo Cosmico), nonché la rappresentazione del dualismo maschile e femminile del Divino. La sua forma circolare faceva proprio pensare all'esistenza come qualcosa di ciclico, che contenesse in sé nascita, morte, ma anche resurrezione.
Probabilmente ci sarebbe ancora tanto altro da dire, ma un solo post non basterebbe! Perciò, se voi lettori gradite ulteriori approfondimenti non esitate a farcelo sapere, i vostri feedback per noi sono preziosi! Intanto vi lascio augurandovi buon Equinozio di Primavera, con la certezza che, come dimostra la Natura, se lo si vuole si può sempre evolvere e migliorare!
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