Nodo Gordiano
- Alla scoperta del mito
- 4 giorni fa
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Con la suddetta espressione si intende oggi un problema di intricatissima soluzione che si presta a essere risolto con un gesto estremo e risoluto.
L'origine del modo dire nasce da una tradizione letteraria e leggendaria alla quale è legato anche un aneddoto sulla vita di Alessandro Magno.
Nell'ottavo secolo a.C. l'oracolo di Telmisso predisse che il primo uomo che fosse entrato nella nuova città su un carro trainato da buoi sarebbe diventato re.
Il primo a entrare fu un umile contadino di nome Gordio, che fu quindi nominato re e la cittadina prese anche il suo nome.
Secondo lo storico Arriano, il figlio adottivo di Gordio, Mida (sì, quel Mida), legò il carro a un palo con una robusta corda di corteccia di corniolo usando un intricatissimo nodo, praticamente impossibile da sciogliere, e subito dopo dedicò sia il carro che il nodo a Dioniso, in modo da saldare per sempre l'unione tra la sua famiglia e il potere su quelle terre.
Una seconda profezia oracolare volle che chi fosse stato in grado di sciogliere quel nodo sarebbe diventato imperatore dell'Asia minore.
Nel 332 a.C., Alessandro Magno, in espansione verso l'entroterra entrò a Gordio, e saputo della profezia cercò in tutti modi di sciogliere il famoso nodo. Non riuscendoci dopo innumerevoli tentativi decise semplicemente di tagliarlo a metà con la spada.
Da questo, ancor oggi, si usa dire "soluzione alessandrina" per indicare la risoluzione di un problema intricato in modo netto, semplice, rapido e deciso.
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