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La Spada nella Roccia in Italia


Spada nella roccia in Italia

Occorre dire che in Italia non esiste un unico posto in cui, secondo le storie popolari, è possibile trovare tracce di questo meraviglioso mito. Proprio come abbiamo visto per l'Europa, che fornisce vari luoghi in cui le storie hanno preso forma nei secoli, anche in Italia il mito di Artù è presente in molteplici città.


Iniziamo da un aspetto interessante: ancor prima di arrivare alla famosa Spada, è possibile trovare anche altri elementi della Materia di Bretagna sparsi per lo Stivale. Tre su tutti, degni di nota, sono senza dubbio il mosaico pavimentale della cattedrale di Otranto, la "Porta della Pescheria" nel Duomo di Modena e la "Porta degli otto cavalieri" a Bari. Nel caso del mosaico, esso risale a un periodo che va tra il 1163 e il 1165; in esso Re Artù è in compagnia di altri personaggi non legati alla religione cristiana, tra cui Alessandro Magno e figure mitologiche quali Atlante, Sansone e Diana. Il valore e la bellezza dell'opera sono pari solo all'incredibile fascino che trasmette, in parte connesso anche agli elementi eterogenei che lo compongono e lo rendono interpretabile fino a un certo punto.


Per quanto riguarda invece la Porta del Duomo situata a Modena, anche qui abbiamo, sul suo arco, una rappresentazione di Artù e i cavalieri della Tavola Rotonda. Ciò che rende misterioso questo bassorilievo, e ha portato gli studiosi a dividersi, è la sua datazione: una parte di essi considera la realizzazione dell'opera antecedente al 1130, e quindi anteriore addirittura all'"Historia Regum Britanniae", risalente al 1136 circa. Un altro gruppo invece considera proprio la datazione di questo testo come una valida motivazione per spostare il bassorilievo della Porta alla seconda metà del XII secolo. Tale vicenda inoltre sarebbe presente in un'opera anonima del XIII secolo intitolata "Durmat le Galoise", quindi addirittura successiva di circa cento anni alla realizzazione della porta stessa. In questa scultura Artù non è presentato come re ma come condottiero, e ciò confermerebbe le teorie che lo descrivono come il valoroso soldato che si oppose alle invasioni dei Sassoni. Come è stato infatti detto nel pezzo su Artù, tra le numerose teorie riguardo le sue origini, e relativi studi, vi è quella di alcuni filologi che danno al nome di Artù una derivazione latina. Secondo tali teorie sarebbe possibile ricollegare Artù alla gens romana Artorius, di origine messapica o addirittura etrusca.


Le raffigurazioni della Porta del Duomo di Modena sono analoghe a quelle presenti a Bari, nella Basilica di San Nicola. Anche qui il periodo è lo stesso (XII secolo), e in questo caso un altro elemento straordinario è la Basilica stessa. Essa è infatti considerata un possibile nascondiglio del Santo Graal, con enigmatiche incisioni presenti al suo interno che, opportunamente svelate, condurrebbero al prezioso oggetto.


Ciò che è sicuramente degno di nota, per tutti i reperti sopraelencati, è il loro fare riferimento alla parte più antica e "autentica" dell'intero corpus, derivante dalla tradizione celtica, prima che i vari racconti subissero i successivi rimaneggiamenti e le conseguenti riscritture.


Passiamo ora alla Spada nella Roccia! Tra le sedi che vale la pena menzionare, c'è sicuramente la Spada di Vigliano in Piemonte. Attualmente custodita nel museo di Biella, l'arma fu ritrovata a Vigliano Biellese sotto un masso, in un punto dove in passato scorreva il torrente Cervo. Dagli esami condotti sulla lama è venuto fuori che essa fosse stata posta volutamente nell'alveo del torrente, durante un antico rituale, e dallo studio dei materiali sappiamo che era inserita in un fodero di legno, in quanto ne sono rimaste delle tracce. Analizzando la lama attraverso delle radiografie si è scoperto che l'anima della spada fosse a spina di pesce, e questo la qualifica come una spada tipica dell'area celtica a partire dal II secolo a.C. Tale struttura rendeva la lama molto resistente e al tempo stesso flessibile, tanto che fu adottata in seguito anche dalle legioni romane.


Passiamo poi alla Liguria, dove le Spade sarebbero addirittura due: una si trova all'interno di un percorso chiamato "Passeggiata al Castello", che si svolge a Murialdo (in provincia di Savona) nei dintorni del Castello del Carretto. L'atmosfera magica del luogo è enfatizzata da altre tappe interessanti e piene di fascino che è possibile trovare lungo il sentiero, tra cui il Lago delle Masche, sul quale c'è anche una bellissima leggenda che se vorrete approfondirò.


Il secondo luogo, sempre in Liguria, è invece nei pressi di Fontanigorda, in provincia di Genova. Qui, sulla cima del monte Gifarco, è possibile ammirare la Spada nella Roccia, partecipando a un percorso che si dipana all'interno del Bosco delle Fate. La particolarità di questa spada è che secondo la leggenda fu piantata proprio da San Galgano: tornato dalle Crociate conficcò la sua spada con estrema facilità all'interno del masso. L'intento del Santo era di ricordare la fine delle battaglie e il trionfo dei valori cristiani.


E a proposito di San Galgano, chiudiamo la lista dei luoghi dove poter trovare la Spada con quello che è forse il più famoso di tutti: l'Eremo di Montesiepi a Chiusdino, in provincia di Siena. La Cappella che ospita la reliquia si trova nelle immediate vicinanze dell'Abbazia di San Galgano, anch'essa di una bellezza mozzafiato. Nella cappella dell'Eremo, protetta da una teca, è possibile ammirare una roccia all'interno della quale fu incastonata la spada. Secondo la leggenda essa apparteneva a Galgano Guidotti, nato a Chiusdino nel 1148 da una famiglia nobile. Dopo aver trascorso una gioventù improntata alla lussuria e alla dissolutezza, un giorno ricevette l'apparizione dell'Arcangelo Michele, che gli cambiò la vita per sempre. Dopo questa visione il giovane infatti decise di abbandonare la vita sregolata condotta fino a quel momento e di convertirsi al Cristianesimo. Si ritirò quindi sull'eremo, vivendo il resto dei suoi anni da uomo devoto e divulgando la Fede alla quale si era convertito. Proprio sull'eremo di Montesiepi, secondo alcuni la notte di Natale, compì il miracolo: decise di conficcare la Spada nella roccia formando così una croce con l'elsa dell'arma, per segnare in maniera netta l'abbandono della sua precedente esistenza e il resto della sua vita da credente. Alla sua morte, nel 1181, il vescovo ordinò che fosse seppellito proprio accanto alla spada e che in suo onore fosse costruita una cappella, in modo da ricordare un evento e un luogo visitati ancora oggi da tantissime persone ogni anno.

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