La Pietra Filosofale
- Alla scoperta del mito
- 3 giorni fa
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Nel tardo diciassettesimo secolo, la pietra filosofale era l'oggetto più ambito nel mondo dell'alchimia.
Secondo la leggenda, la pietra filosofale poteva trasformare comuni metalli, come rame o ferro, in materiale molto più prezioso come ad esempio oro o argento.
Si credeva anche fosse un elisir di lunga vita, in grado di curare ogni tipo di malattia e addirittura donare l'immortalità al suo possessore.
Esistono svariate descrizioni sull'aspetto della pietra. La più comune la ritrae come una pietra rossa o arancione, che nella sua forma solida appare come un oggetto trasparente dalla consistenza e l'aspetto simile al vetro, avente la forma di un uovo.
Secondo alcune versioni però la pietra filosofale potrebbe non essere mai stata una vera pietra.
Nel corso degli anni la ricerca della pietra filosofale ha portato gli alchimisti a esaminare e combinare innumerevoli sostanze e materiali, ponendo le basi dell'attuale chimica e anche della farmacologia. Tanto è vero che Robert Boyle, considerato il padre della chimica moderna, è ritenuto uno dei più grandi e impegnati ricercatori della mitica pietra.
Inoltre, anche Isaac Newton menziona la pietra in alcuni dei suoi studi.
Quando si parla di pietra filosofale però non si può fare a meno di citare Nicolas Flamel.
Flamel era un libraio che visse a Parigi tra il 1300 e il 1400. Nel 1382 Flamel affermò di aver trasformato del piombo in oro dopo aver decrittato un antico libro di alchimia. Della cosa non si ebbero mai prove concrete, ma è sicuramente vero il fatto che Flamel, dopo la sua dichiarazione, divenne improvvisamente ricco, al punto di dover donare buona parte delle sue ricchezze in eccesso.
Fu dopo la sua morte che Flamel venne associato in maniera eterna alla pietra filosofale, e alcuni ritengono che, dato il potere dell'immortalità donato dalla pietra, Flamel abbia solo inscenato la sua morte per poter continuare a lavorare sulla pietra e sui suoi poteri.
L'idea di tramutare comuni metalli in oro attirò nel corso dei secoli l'attenzione di tantissime persone, che guardavano alla leggenda come un'opportunità di ricchezza e potere.
Tra i tanti, Rudolf II re di Boemia, in un periodo di particolari difficoltà economiche decise di investire gli ultimi suoi averi nella ricerca della pietra filosofale. Assunse una grandissima quantità di alchimisti promettendo loro grandi ricompense in caso di successo.
Uno degli alchimisti, Edward Kelly, gli annunciò di aver finalmente trovato la pietra, e convinse del fatto Rudolf, ricevendo quindi le ricompense promesse, ma in realtà Kelly si limitava a cospargere i metalli con polverine rosse o dorate facendogli assumere le sembianze desiderate, senza ovviamente trasformarli davvero.
La scoperta dell'inganno portò Rudolf alla disgrazia e alla pazzia, e venne infine detronizzato dai suoi parenti.
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