Katonda
- Alla scoperta del mito
- 6 giorni fa
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Katonda è il nome che il popolo Baganda, risiedente nell'odierna Uganda, usa per parlare della loro divinità creatrice.
Katonda è infatti considerato il padre e la figura guida del pantheon Baganda, nonché re e giudice dell'universo.
È tipicamente rappresentato come un'entità invisibile e onnisciente, tuttavia alcuni resoconti che lo vedono prendere una forma umana lo descrivono come un uomo dalla carnagione scura e della barba fluente, con indosso una veste bianca e una corona, a simboleggiare la sua purezza e il suo potere.
Padre dei balubaale (insieme di divinità e spiriti), la sua relazione con loro è più gerarchica che familiare, dal momento che si ritiene Katonda troppo puro per essersi accoppiato e quindi aver dato alla luce dei figli.
Secondo la leggenda, un giorno Katonda diede a Kintu, primo uomo e unico a cui era consentito parlare con la divinità, un vaso da controllare ma questi non ubbidì e così vennero create la morte, le sofferenze e le malattie.
(Secondo un'altra versione del mito, non fu lui, ma sua moglie Nambi a portare la morte nel mondo non rispettando il divieto di visitare il cielo.)
Tra le tribù è conosciuto anche con molti altri nomi, come Lissoddene (Grande occhio), o Kagingo (Maestro di vita), Ssewannaku (Eterno), Lugaba (Donatore), Ssebintu (Signore di tutte le cose), e tanti altri.
Al centro dell'identità di Katonda c'è la sua onnipresenza, che funge da conforto e guida per i Baganda, che si sentono in questo modo al sicuro e protetti, e in quanto maestro di vita è strettamente connesso alla forza vitale di tutte le creature, sottolineando il suo ruolo di divinità nutrice e vivificante.
Inoltre viene a volte chiamato "Il Gigantesco", a rimarcare ancora di più la sua presenza immensa e maestosa.
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