Kallikantzaroi
- Alla scoperta del mito
- 4 giorni fa
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I Kallikantzaroi sono delle creature mostruose e terrificanti del folklore natalizio greco e cipriota, che fanno la loro comparsa sulla Terra tra il 25 dicembre (Natale) e il 6 gennaio (Epifania), ovvero nel periodo delle cosiddette "Dodici Notti", per arrecare οgni sorta di angherie alla popolazione; in tutto il resto dell'anno vivono invece nel sottosuolo.
La descrizione fisica di questi esseri varia di storia in storia. Solitamente sono ricoperti da una folta pelliccia, e mentre alcune volte sono descritti come dei lupi, altre volte invece ricordano scimmie, e altre volte ancora vengono indicati come creature metà umane e metà animali, con zampe di cavallo e braccia di scimmia.
Prevalentemente di sesso maschile, le loro dimensioni possono variare e vanno dall'essere minuscoli all'essere enormi.
Per gran parte dell'anno vivono sottoterra, dove divorano l'albero che regge il centro della Terra. Nel giorno di Natale però questa loro fatica viene resa vana dal fatto che l'albero si rigenera completamente, e per questo il 25 dicembre escono dal loro habitat per vendicarsi degli uomini.
Nel periodo in cui sono sulla Terra, la vendetta dei kallikantzaroi nei confronti del genere umano si traduce in ogni genere di dispetti: distruggere i mobili, far ballare la gente fino allo sfinimento, mangiare le pietanze natalizie, urinare sul fuoco, e far andare a male il latte.
È consuetudine che entrino nelle case dal camino e, per questo, è bene tenere acceso il ceppo natalizio.
Si tratta di creature che, vivendo gran parte dell'anno nell'oscurità, temono la luce. Inoltre temono il fuoco e la croce cristiana (questo è il motivo per cui, il giorno dell'Epifania, con la benedizione di tutte le acque, spariscono).
Si crede che un bambino nato la notte di Natale possa trasformarsi con molta probabilità in un kallikantzaros, come punizione per quello che può essere considerato come un "affronto", ovvero essere nato nello stesso giorno di Gesù. Per rimediare a questo problema, c'erano varie soluzioni. In una, attestata nel Seicento, i genitori accostavano le piante dei piedi dei bambini a una fiamma, finché non si mettevano a piangere: si credeva che così sarebbero stati bruciati gli artigli nascosti dentro la carne, e i piccoli non si sarebbero trasformati in kallikantzaroi. Nella regione dell'Argolide, invece, i bambini nati nel periodo natalizio erano collocati in un forno spento, all'imboccatura del quale si dava fuoco a una fascina di legna. A quel punto si domandava: "Pane o carne?". Se il bambino rispondeva "pane", si riteneva guarito e era subito liberato; altrimenti si lasciava qualche altro istante nel forno e si ripeteva la domanda finché non rispondeva "pane".
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