Jarilo
- Alla scoperta del mito
- 4 giorni fa
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Anche conosciuto come Yarilo, Gerovit o Rudjevid, Jarilo è la divinità slava della guerra e protettore di deboli e indifesi.
Il suo nome contiene la radice "jar", che in quasi tutte le lingue slave sta a significare rabbia, fuoco, severità, e ancora oggi tra le popolazioni slave esistono nomi personali con tale radice, come ad esempio Jaroslav o Jaromir, proprio in memoria del dio Jarilo.
Comunemente rappresentato come un cavaliere equipaggiato da guerriero, il dio possedeva sette teste ed era raffigurato con sette statue separate o con una sola statua a sette teste.
Su questa rappresentazione del dio esistono varie teorie, e secondo alcuni ricercatori Jarilo incorporava in realtà sette déi del pantheon di Kiev, mentre per altri le sette teste stavano a rappresentare i sette mesi dell'anno su cui Jarilo aveva giurisdizione.
Non si trattava di un guerriero assetato di sangue, e in quanto protettore degli indifesi esigeva pace e armonia tra le persone, caratteristica simboleggiata da un ramo d'ulivo quasi sempre presente in una mano.
Nell'altra portava invece una spada, da usare solamente nei casi in cui le diatribe non potessero essere risolte in altri modi.
Sulle varie statue del dio erano incise sei spade intorno alla vita (la settima la teneva in mano), e si presume che fossero le spade usate da suoi assistenti di cui non si conoscono i nomi.
Il busto era di solito coperto da un'armatura di ferro, e ai suoi piedi era posto uno scudo dorato.
Durante le celebrazioni, i sacerdoti portavano lo scudo fuori dal tempio e lo mostravano al popolo. Poi, tutti si inginocchiavano per pregare facendo arrivare la testa fino al suolo.
Durante le guerre, lo scudo veniva portato in battaglia affinché donasse forza e fiducia ai soldati.
La sua celebrazione avveniva in primavera, e rappresentava la resurrezione del sole dopo il periodo invernale.
La gente usava fiori, rami e foglie per adornare le case, e creava corone che venivano poi gettate nei fiumi o nei torrenti come buon auspicio.
Era legato a Lada, dea della bellezza e della fertilità, e tale unione è comunemente intesa come l'intreccio tra amore e odio, o pace e guerra.
Con l'avvento del Cristianesimo, la sua figura si è fusa con quella di San Giorgio, in quanto santo guerriero.
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