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Il miracolo di Teofilo


Il miracolo di Teofilo racconta la storia di San Teofilo di Adana, che secondo la leggenda avrebbe venduto la sua anima al diavolo per poi pentirsene.


Tale leggenda divenne molto popolare durante il medioevo, tradotta in svariate lingue e letta in chiese di tutta Europa, fino ad arrivare a diventare appunto un dramma "Le miracle de Théophile", scritto in antico francese da Rutebeuf, troviere del XIII secolo.


La storia narra di Teofilo, presentato nell'opera come un siniscalco, che alla morte del vescovo rifiutò di prenderne il posto, nonostante la pressione dell'opinione pubblica che lo riteneva l'uomo più adatto e consono a ricoprirne il posto in qualità delle sue grandi virtù morali.


L'uomo però non volle sentire ragioni, e rifiutò con fermezza l'incarico.


E questo fu l'inizio della sua disgrazia.


Il nuovo vescovo infatti vide nel rifiuto di Teofilo un segno del demonio e cominciò a perseguitare il pover'uomo accusandolo addirittura di stregoneria.


Teofilo perse il lavoro, precipitò nella miseria e venne abbandonato anche dagli amici più cari.


Pieno di rancore, quindi, decise di recarsi da Salatino, "un vecchio ebreo malvagio" e grazie a lui strinse un patto col diavolo (nell'opera chiamato Cahu).


Secondo Le Miracle de Théophile, il patto recitava: "A tutti coloro che leggeranno questa lettera aperta facciamo sapere che la fortuna di Teofilo è davvero cambiata, e che mi ha reso omaggio, così da riottenere la sua signoria, e che con l'anello del suo dito ha sigillato questa lettera e con il suo sangue l'ha scritta, e nessun altro inchiostro vi ha usato."


Subito dopo aver stretto il patto Teofilo recuperò le sue ricchezze e il suo lavoro, ma lo fece compiendo ogni sorta di male, arrivando a insultare chiunque gli rivolgesse parola e ad allontanare, stavolta di sua volontà, tutti i parenti e gli amici, compresi quei pochi che non l'avevano tradito o abbandonato.


Passato qualche anno (sette, secondo la leggenda), Teofilo si pentì della sua decisione e preoccupato dalla possibilità di dover passare l'eternità all'inferno cominciò a pregare incessantemente la Madonna.


La Vergine accolse le sue preghiere, non prima di averlo sgridato per la sua condotta, e di fronte a un rimorso sincero recupero la "charte" che Teofilo aveva firmato e consegnato a Cahu.


Recuperata la lettera, Teofilo la consegnò al vescovo affinché la leggesse in pubblico, al fine di rendere tutti partecipi del suo peccato e di ammonire chiunque a non commettere il suo stesso errore.

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