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I sette dormienti di Efeso


sette dormienti

Le fonti della storia dei Sette Dormienti di Efeso sono diverse: la più nota è sicuramente la "Legenda Aurea" di Jacopo da Varazze, il quale è stato ispirato, a sua volta, dagli scritti di Gregorio di Tours e Paolo Diacono. La leggenda in questione è ambientata nel 250 d.C.; durante il periodo della persecuzione cristiana messa in atto dall'imperatore Decio, sette giovani a Efeso furono chiamati in Tribunale per rinnegare la loro Fede e abbracciare il Paganesimo.


Essi rifiutarono, e secondo alcune fonti furono momentaneamente rilasciati nella speranza che potessero ripensarci e scongiurare l'arresto. Secondo altre invece, furono arrestati e condannati a morte, ma riuscirono a scappare per portarsi in salvo altrove. In entrambi i casi, i sette ragazzi riuscirono a nascondersi in una grotta per sfuggire ai loro nemici. Per sopravvivere e procurarsi da mangiare inviavano in giro uno di loro, di nome Malco, travestendolo da mendicante affinché potesse sfuggire ai loro inseguitori. Nonostante ciò, furono scoperti dalle guardie imperiali, e furono murati vivi nella grotta stessa come punizione per le loro azioni. Qui i sette -i cui nomi secondo l'agiografia cristiana sono: Costantino, Dionisio, Giovanni, Massimiano, Malco, Marciano e Serapione- caddero in un sonno profondo; da questo nasce l'appellativo di "Dormienti".


Ai ragazzi non restava altro che aspettare la morte, quindi. Tuttavia, un giorno furono risvegliati da alcuni lavoratori, che pare demolirono parte della grotta per la costruzione di un ovile. Pensando di essersi addormentati per una sola notte, decisero di far uscire Malco, come ogni mattina, per procurarsi da mangiare. Quando quest'ultimo arrivò in città, fu sorpreso nel trovare quel luogo molto diverso, nonché nel vedere il simbolo cristiano della Croce esposto in giro. Subito dopo provò ad acquistare del cibo, ma nessuno dei mercanti volle accettare il suo denaro. Dopo un po' i giovani capirono che avevano dormito per ben duecento anni, risvegliandosi direttamente nel periodo di Teodosio, in cui il Cristianesimo, con l'editto di Tessalonica del 380, era diventato religione dell'Impero.


Trattati dapprima da tutti con estremo scetticismo, i sette furono creduti quando il Vescovo e gli altri cittadini si recarono alla grotta e toccarono con mano quanto essi raccontavano. Divennero così una testimonianza e un esempio del Miracolo della Resurrezione; morirono lo stesso giorno in cui vennero risvegliati, e il luogo della loro sepoltura (che secondo alcuni è identificabile con la stessa grotta in cui erano rimasti addormentati, mentre per altri è una grotta ricoperta di pietre dorate, su ordine dell'Imperatore Teodosio II) è luogo di culto e pellegrinaggio. La particolarità di questo racconto è che esso non è esclusivo dell'agiografia cristiana; anche nel Corano è possibile leggere la diciottesima sura, chiamata "la sura della caverna", in cui viene narrata la storia di alcuni giovani che dormono per circa trecento anni. Il loro numero nel Libro Sacro non è specificato, però viene detto che assieme ai ragazzi vi è un cane, che tiene compagnia ai suoi padroni per poi addormentarsi con loro sulla soglia della grotta con le zampe distese.


Tale sura è importante anche per i credenti non musulmani, in quanto contiene altri riferimenti, nello specifico a Mosè e ad alcuni misteriosi personaggi dell'Asia, mostrando così il suo essere un elemento di connessione tra diverse Fedi e anche miti appartenenti a diverse culture: europea, mediterranea e asiatica. La presenza del cane nella versione islamica non può non far pensare al dio egiziano Anubi, protettore del mondo dei morti, e a Osiride, tornato in vita dopo un complotto orchestrato da suo fratello Seth, venerato per questo come dio della morte e dell'oltretomba. Ma questo mito è davvero presente in tante altre culture: lo ritroviamo col nome di Honi nel Talmud e in un'antica leggenda cinese, dove il dormiente in questione è un taglialegna di nome Wang Zhi.


Infine, in una fiaba giapponese, nella variante di un uomo che si chiama Urashima Tarō che salvando una tartaruga non si addormenta, ma si ritrova catapultato in fondo all'oceano per poi ritornare a casa solo molto tempo dopo, fino ad arrivare, se ci pensiamo, alla "nostra" fiaba della "Bella Addormentata". Questa leggenda è talmente conosciuta al punto da ritrovarla in molteplici declinazioni artistiche: ne troviamo tracce conservate agli Uffizi di Firenze e in un bellissimo affresco del Duomo di Crema, fino ad arrivare ad Angri, dove nella Cappella Pisacane sono presenti i Sette Dormienti in forma di statue, pare provenienti proprio da Efeso.


Tutto questo dimostra come le storie siano capaci di attraversare secoli e km di distanza, cambiando volta per volta, eppure lasciando sempre le loro tracce nel tempo.

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