I gatti nella storia - Da divinità a reietti (e poi di nuovo divinità)
- Alla scoperta del mito
- 3 giorni fa
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Come risaputo, nell'antico Egitto i gatti erano venerati come divinità, e la punizione per aver ferito o ucciso un gatto poteva arrivare fino alla morte.
L'amore per questo animale era tale che al momento della morte veniva mummificato, ed Erodoto riporta addirittura che alla morte di un gatto, tutti i membri della famiglia si rasavano le sopracciglia in segno di lutto.
Strettamente legati alla dea Bastet, protettrice della terra, delle donne e dei segreti, nonché una delle divinità più importanti del pantheon egizio in quanto promise pace e prosperità a tutti i suoi devoti.
Bastet e i gatti erano talmente venerati che, nel 525 a.C., l'esercito egiziano si arrese a quello persiano solo perché questi ultimi dipinsero l'immagine di Bastet sui loro scudi, e lasciarono liberi numerosi gatti alle porte della città. Gli egiziani preferirono arrendersi piuttosto che far del male ai gatti e rompere gli scudi con l'effige per loro sacra.
Molto amati anche nell'antica Grecia e a Roma, i gatti iniziarono a perdere però le loro virtù "divine". In Grecia erano usati come animali di compagnia, addomesticati per tenere lontani i topi, mentre a Roma i gatti erano simbolo di totale indipendenza.
Le cose, per i simpatici felini, iniziarono ad andare male con l'avvento del medioevo.
In Europa infatti i gatti vennero associati col diavolo e la magia nera.
In quel periodo i Cristiani credevano che quando Dio estese il suo dominio sugli animali, il gatto rifiutò di addomesticarsi.
Inoltre, il loro carattere indipendente, causò molta ansia alla popolazione del tempo, al punto che Edward, duca di York, nei primi anni del XV secolo scrisse: ""La falsità e la cattiveria [dei gatti] sono ben note. Ma una cosa oso pure dire, che se vi è un animale che ha in sé lo spirito del diavolo, senza dubbio questo è il gatto, sia esso selvatico o addomesticato".
Le storie tramandate per via orale che legavano i gatti all'oscurità e alla malvagità, unite agli sforzi della chiesa per demonizzare l'animale, condannarono i gatti a una ben grama esistenza.
Anche il loro essere associati prettamente al sesso femminile, considerando quanto questo fosse poco considerato all'epoca, contribuì non poco alla cosa.
Prima dell'espandersi del culto della Vergine Maria, nel tardo medioevo, le donne erano associate a Eva e al peccato originale, e responsabili anche dei peccati compiuti dagli uomini.
I gatti vennero poi associati anche agli Ebrei, conosciuti al tempo come gli assassini di Cristo. Si pensava infatti che gli Ebrei avessero il potere di trasformarsi in gatto ed entrare così nelle case dei Cristiani per portare scompiglio.
Per la cultura patriarcale del medioevo, il gatto era senza dubbio la creatura più maligna della Terra, e nel 1180 l'associazione col diavolo divenne ancora più radicata. Walter Map sosteneva infatti, in uno dei suoi studi, che durante i riti satanici "il diavolo scende come un gatto nero davanti ai suoi devoti. Gli adoratori spengono la luce e si avvicinano al luogo dove hanno visto il loro maestro. Lo cercano nel buio e quando lo hanno trovato lo baciano sotto la coda".
Quando papa Innocenzo VIII nel 1484 arrivò a dichiarare solennemente che "il gatto è l'animale preferito del diavolo e idolo di tutte le streghe", iniziò praticamente una crociata contro i felini che portò all'uccisione di milioni di animali in tutta Europa.
La riabilitazione dei gatti avvenne dopo la riforma protestante (1517-1648) quando il controllo della chiesa sulla vita popolare diminuì in maniera significante.
Nel XVIII secolo, lo spirito dell'Illuminismo spinse le persone a tenere di nuovo i gatti come animali domestici.
La decifrazione della Stele di Rosetta, nel 1822, portò alla luce le usanze egiziane nei confronti dei gatti, e quindi nel XIX secolo, in Era Vittoriana, i gatti tornaroni agli antichi fasti.
Addirittura la regina Vittoria, grandissima appassionata di Egitto, adottò due persiani e divenne un'allevatrice di gatti.
Data la popolarità della monarca, le sue passioni iniziarono a prendere piede anche tra i suoi sudditi e ben presto quasi tutte le famiglie finirono per avere un gatto.
La fama dei gatti era praticamente stata riabilitata e, alla fine del XIX secolo, il concetto medievale nei confronti del felino era ormai cancellato e dimenticato, rimpiazzato da quello del gatto come animale domestico, amico felino, e membro della famiglia a tutti gli effetti.
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