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Excalibur


Excalibur

Di cosa parliamo quando ci riferiamo alla Spada nella Roccia? Sicuramente dell'arma che rendeva Re Artù invincibile, perché ben si combinava col suo essere un uomo leale e un soldato coraggioso, come abbiamo visto nel pezzo precedente a proposito della sua figura. Ma, ancor prima di essere una sua fedele compagna di battaglie, l'estrazione di tale spada permise di riconoscere la nobiltà d'animo di quel ragazzo degno di succedere al padre, Re Uther Pendragon. Stando alla principale versione del mito, alla morte del sovrano Merlino fu interpellato sul da farsi, e decise di riunirsi con tutti i nobili nella Chiesa di Santo Stefano a Londra. Nel cortile della Chiesa lo stregone fece apparire, conficcata appunto in una roccia (anche se in alcune versioni si parla di un'incudine), una spada maestosa e lucente. Sull'elsa vi era un'iscrizione: sarebbe diventato re solo colui che sarebbe riuscito ad estrarre tale spada. Passò molto tempo, e tanti cavalieri fallirono nell'impresa.


Un giorno Artù si trovava nella città con un suo amico di infanzia, sir Kay, e quest'ultimo doveva partecipare a un torneo ma non aveva portato con sé la spada. Artù si propose quindi di recarsi a casa a recuperarla, o di trovargliene un'altra; si trovò a passare per il cortile della Chiesa e notò la spada precedentemente piantata da Merlino. Senza alcuna fatica, il ragazzo riuscì ad estrarre l'arma, esaudendo così la profezia del potente mago. La portò quindi in Chiesa, ricevendo la benedizione in presenza degli altri nobili e del popolo che intanto erano accorsi per l'incredibile evento. Dinanzi a tutti loro giurò che sarebbe stato appunto un sovrano pronto a difendere con la vita i valori in cui credeva, applicando quegli stessi valori al suo modo di regnare.


Secondo un'altra versione del mito la Spada non fu estratta, ma addirittura discese dal cielo, come a sottolineare ancor più quanto fosse scritto nel destino di Artù di essere a tutti gli effetti un prescelto destinato a restare nella Storia. Un'ulteriore conferma dello spessore morale del ragazzo, poi divenuto regnante, è contenuta nel nome stesso: Artù in lingua celtica significa infatti orso, e nella civiltà omonima l'animale era considerato un simbolo di forza, protezione e anche regalità. Questo metterebbe in correlazione Artù sia con le origini mitologiche, e quindi rendendolo una vera e propria divinità successivamente umanizzata e resa popolare dalla tradizione orale, sia col ritrovamento di uno scheletro gigante proprio a Glastonbury, come a sottolinearne la grandezza sia morale che fisica.


Ritornando invece a Excalibur, quali sono allora le varie narrazioni riguardo questa famosa spada? È Robert de Boron, che nel racconto francese in versi intitolato "Merlino", collocabile tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII secolo, parla per la prima volta del famoso mago che decide di intrappolare tale spada nella roccia con la conseguente estrazione da parte di Artù. In altre due opere, scritte in due differenti periodi, la storia cambia: sia nell'opera francese "Suite du Merlin" del 1240 che ne "La morte di Artù", scritta nel 1485 da Thomas Malory, la spada che Artù estrae dalla roccia non è Excalibur. La lama estratta all'inizio era infatti stata distrutta in un combattimento precedente contro il Re Pellinor; in seguito a tale avvenimento, Artù ricevette quindi Excalibur da Viviana, la Dama del Lago. In quanto oggetto dotato di poteri magici, Excalibur era destinata ad essere indistruttibile: la versione celtica e più antica del suo nome sarebbe infatti "Caliburn", traducibile con "acciaio lucente", mentre alcuni mettono la parola "Excalibur" in relazione con i Calibi, antica tribù dell'Anatolia a cui viene attribuita l'invenzione della siderurgia. Anche il fodero in cui veniva custodita era protetto da un incantesimo: chiunque lo indossasse era infatti immune da ogni ferita ed esente dal sanguinare a causa di esse. Era questo aspetto non da poco a rendere invincibile Artù, e fu il furto di tale fodero da parte della Fata Morgana, sorellastra del re, a causare la morte di quest'ultimo.


Morgana era infatti estremamente gelosa del successo del sovrano, e in molte narrazioni viene descritta come disposta a fare qualsiasi cosa pur di sconfiggere il fratellastro: in alcune rielaborazioni della leggenda sarebbe addirittura la madre di Mordred, concepito dopo un rapporto con il fratellastro Artù, ovviamente ignaro di tutto perché Morgana si sarebbe presentata a lui sotto mentite spoglie grazie a uno dei suoi incantesimi. La potente maga e lo sleale cavaliere, uniti dall'ambizione e dalla mancanza di scrupoli, strinsero un accordo volto a destituire Artù dal trono; Mordred stesso rubò Clarent, la seconda spada di Artù, altrettanto potente e magica, e con essa gli sferrò il colpo mortale che lo sconfisse definitivamente. Secondo questa narrazione quindi le spade di Artù potrebbero essere non più due, bensì persino tre!


Immagino che la vostra curiosità (e ovviamente anche la mia!) sia di sapere che fine abbia fatto Excalibur. Ebbene, sempre attenendoci alla narrazione maggiormente diffusa, prima di morire Artù incaricò Sir Bedivere, uno dei suoi cavalieri, di gettare la spada nel lago, identificato oggi con Dozmary Pool, l'unico lago naturale di acqua dolce in Cornovaglia. Dapprima dubbioso, a causa del potere e del valore dell'arma, il cavaliere esitò a lasciar andare la spada: quando si decise a gettarla, una mano misteriosa uscì dall'acqua, afferrando con prontezza la lama e portandola per sempre nelle acque profonde. Esistono ovviamente anche altre narrazioni, perché è la quantità stessa di materiale riguardo la leggenda a risultare inevitabilmente contrastante e contraddittoria: basti pensare al fatto che, attenendosi ai racconti inerenti la Foresta di Brocéliande, la famosa spada si trova sulle sponde del Lago di Trémelin, quindi addirittura in Francia!

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