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Boudicca


Boudicca

Boudicca fu una regina guerriera dell'antica Britannia, leader degli Iceni durante l'età del ferro e dei primi anni della dominazione romana dell'Anglia orientale.


Divenuta famosa per la sua ribellione al dominio romano avvenuta intorno al 60 d.C., il suo nome deriva dalla radice celtica boudā, che significa "vittoria".

Della sua infanzia non si sa molto, ma di sicuro in quanto appartenente a una famiglia nobile ricevette un'istruzione a tutto tondo, in campi che andavano dalla poesia all'arte del combattimento.


Al raggiungimento della maggiore età la sua famiglia le combinò un matrimonio con un giovane nobile di nome Prasutago, erede al trono degli Iceni, con il quale ebbe due figlie chiamate Isolda e Sorya.


I rapporti di Prasutago, e degli Iceni, con i Romani furono abbastanza complessi.

Pur essendo una tribù autonoma, gli Iceni godevano di un'alleanza amichevole con Roma, cosa che consentiva loro una certa libertà negli affari interni.

Come alleato di Roma, Prasutago nominò (come usanza del tempo) l'imperatore Nerone come erede congiunto del suo trono e delle sue ricchezze, insieme alla moglie e alle sue due figlie, in modo da garantire una continuità al suo regno ed evitare che Roma annettesse l'intero territorio.


Tuttavia, alla morte di Prasutago, Roma ignorò i diritti di successione e invase le terre degli Iceni usando la forza militare per saccheggiare villaggi e rendere schiava la maggior parte della popolazione.

Nel tentativo di fermare questa ingiustizia, Boudicca e le sue figlie chiesero udienza ai Romani, ma non avevano idea che il peggio doveva ancora venire.

I Romani infatti non apprezzavano o rispettavano i popoli che loro definivano barbari, e la richiesta da parte di una donna "barbara" di un'udienza per fermare una operazione militare fu vista come un grave insulto dal procuratore Cato Deciano, che fece arrestare e fustigare Boudicca.


Anche se umiliata, Boudicca era pur sempre una regina guerriera, e determinata a vendicare i torti subiti, giurò di vendicarsi.

Radunò la sua tribù e convocò i capi dei villaggi vicini, e in un discorso appassionato esaltò il coraggio e le tradizione guerriere del loro popolo e dei loro antenati, ricordando di quando in passato riuscirono a scacciare un tentativo di invasione da parte di Giulio Cesare.

La folla acclamò quindi Boudicca come loro liberatrice, e la notizia si sparse presto arrivando anche a tribù celtiche molto più lontane.


La rivolta iniziò con l'attacco alla colonia romana di Camulodunum (odierna Colchester), saccheggiata e distrutta dagli Iceni, e si spostò poi verso Londinium (odierna Londra), all'epoca fiorente centro commerciale romano.

Anticipando la minaccia, il proconsole Gaio Svetonio Paolino decise di abbandonare la città, piuttosto che difenderla.


Boudicca e i suoi uomini entrarono quindi senza difficoltà, saccheggiando e bruciando l'intera Londinium, allargandosi poi anche a Verulamium (odierna St. Albans) con una stima totale di decessi tra i settantamila e gli ottantamila.

Anche Cato Deciano, colui che aveva dato il via alla furia di Boudicca, fuggì in Gallia temendo per la sua vita.


In celebrazione delle sue vittorie Boudicca proclamò svariate feste in onore di Andraste, alla quale offriva in sacrificio i prigionieri romani.

Tuttavia, nonostante l'esercito celtico fosse vasto in numero, non aveva la disciplina e l'addestramento militare che avevano i Romani, che si riorganizzarono sotto Gaio Svetonio Paolino, e portarono il combattimento in luoghi angusti, lungo la cosiddetta Watling Street (nella Britannia centro-meridionale), dove i celti non avrebbero potuto sfruttare la loro superiorità numerica.


La battaglia si concluse con una schiacciante vittoria dei romani, e storici come Tacito stimano una perdita di quattrocento legionari a fronte di ottantamila barbari uccisi.

Stando sempre a Tacito, si pensa che Boudicca si avvelenò per evitare di essere catturata dai Romani, mentre secondo Cassio Dione si ammalò e morì di stenti poco dopo.

Sebbene la rivolta di Boudicca fu repressa, ebbe comunque un impatto duraturo sulla memoria romana e britannica, e portò i Romani ad aumentare la presenza militare in Britannia e adottare leggi e misure per evitare ulteriori rivolte.

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