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Befana


Befana

L'origine della attuale Befana viene fatta risalire al tempo degli antichi Romani.


Pare infatti che nei dodici giorni seguenti la festività del Dio Sole, delle figure femminili volassero sui campi coltivati per propiziare la fertilità dei raccolti.


Tali figure venivano spesso associate alla dea Diana, o a divinità minori come Satia e Abundia, rispettivamente dee della sazietà e dell'abbondanza.


Questa interpretazione venne, col passare del tempo, largamente accettata in tutto il resto d'Europa e si richiamerebbe alla alla figura celtica di Perchta, assimilabile ad alcune altre figure come ad esempio Frigg in Scandinavia, Holda in nord Europa, Bertha in Gran Bretagna, Berchta in Austria.


La Befana è ovunque rappresentata come una vecchia gobba con naso adunco, capelli bianchi spettinati e piedi abnormi, vestita di stracci e scarpe rotte e che, proprio come per i Romani, aleggia sui campi e i terreni di notte propiziandone la fertilità, nei dodici giorni che seguono il Natale.


A partire dal IV d.C., il cristianesimo iniziò a condannare tutti i riti e le credenze pagane, e nemmeno la Befana fu risparmiata.


Pur lasciandone intatte le caratteristiche fisiche, venne demonizzata e col passare dei secoli associata alle streghe, facendola diventare in questo modo un simbolo del male.


Il folclore e le antiche credenze ebbero però il sopravvento sulla religione.


La Befana era da sempre vista come un'entità benevola, portatrice di doni e benedizioni, e la Chiesa dovette adattarsi.


L'antica figura pagana femminile fu accettata gradualmente nel Cattolicesimo, come una sorta di dualismo tra il bene e il male. Già nel periodo del teologo Epifanio di Salamina, la stessa ricorrenza dell'Epifania fu proposta alla data della dodicesima notte dopo il Natale, assorbendo così l'antica simbologia numerica pagana.


Anche l'origine della figura ricevette una "ripulita" cristiana, e la versione religiosa racconta che i Re Magi in viaggio per Betlemme avessero chiesto informazioni sulla strada ad una vecchia, e che avessero insistito perché lei andasse con loro a portare i doni al salvatore. La vecchia rifiutò, ma poco dopo, pentita, preparò un sacco pieno di doni e si mise in cerca dei Magi e del bambino Gesù. Non trovandoli bussò ad ogni porta e consegnò i doni ai bambini sperando di potersi così far perdonare la mancanza.


Secondo la tradizione orale, la Befana consegna regali ai bambini buoni e carbone, o aglio, ai bambini birichini. Il carbone, da antico simbolo rituale dei falò delle effigi, inizialmente veniva inserito nelle calze o nelle scarpe insieme ai dolci, in ricordo, appunto, del rinnovamento stagionale, ma anche dei fantocci bruciati. Nell'ottica morale cattolica dei secoli successivi, nelle calze e nelle scarpe veniva inserito solo il carbone come punizione per i bambini che si erano comportati male durante l'anno precedente.

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