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Alessandro Magno (8) - Diogene


Alessandro Magno e Diogene
Diogene e Alessandro Magno - Sebastiano Ricci

A Corinto, Filippo di Macedonia era appena stato proclamato egemone dell'alleanza panellenica con l'intento, tra gli altri, di muoversi in guerra contro i nemici persiani.


Il sovrano tornò quindi in Macedonia per preparare e organizzare l'ambiziosa campagna militare, mentre suo figlio Alessandro rimase in Grecia, deliziato dalle ricchezze della cultura ellenica.


Il giovane principe macedone, che fu educato da Aristotele, venne a sapere che a Sinope abitava un altro importante e famoso filosofo, Diogene.


Sin dall'infanzia Alessandro era rimasto affascinato dalle storie che il suo tutore gli raccontava su Diogene "il cinico", e quindi non vedeva l'ora di incontrarlo.


L'eccentrico filosofo viveva una vita di assoluta austerità e distacco dai beni materiali, al punto da dormire per strada usando un barile come giaciglio. Qualcuno diceva che possedesse una tazza che usava per bere ma che, dopo aver visto un bambino bere usando le mani a coppa, gettò via ritenendola non necessaria.


Vagava per le strade stringendo una lampada, e diceva di essere alla ricerca di un uomo onesto, non riuscendo però a trovare nessuno che fosse degno di tale considerazione.


Arrivò addirittura a usare le strade pubbliche come latrina, non mostrando più alcun contegno, e quando gli venne fatto notare rispose che non c'era alcun motivo di vergognarsi di cose naturali e comuni a tutti gli esseri umani.


Alessandro chiese allora di essere accompagnato dove di solito si poteva trovare Diogene, e lo trovò disteso schiena a terra mentre si godeva una splendida giornata di sole.


Il ragazzo si avvicinò e gli disse di essere il principe macedone, eroe della Battaglia di Cheronea, e che sarebbe stato felice di donargli qualunque cosa volesse.


Diogene rispose di volere la luce del sole, e Alessandro rispose rammaricato di non avere tali poteri.


Il filosofo esclamò quindi laconico: "Allora spostati, perché mi fai ombra".


Alessandro fece come detto, e lasciò Diogene da solo, non potendo far altro che contemplare la soddisfazione e la felicità del vecchio uomo disteso al sole.


Quando qualcuno dei suoi uomini cercò di dirgli che Diogene aveva probabilmente qualche rotella fuori posto, il ragazzo rispose: "Se non fossi Alessandro vorrei essere Diogene".

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