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Alessandro Magno (3) - Bucefalo


Alessandro Magno e Bucefalo

Dopo aver annesso due ricche miniere d'oro al suo impero, Filippo II inaugurò per la Macedonia un periodo di ricchezza e prosperità.


La corte macedone iniziò ad avere accesso a beni e materiali ai quali non si era mai nemmeno avvicinata in passato, e la sua ricchezza cominciò ad attirare mercanti da tutto il mondo conosciuto.


Uno di questi mercanti fu il greco Filonico, un famoso commerciante di cavalli originario della Tessaglia.


Filonico offrì a Filippo uno dei suoi migliori cavalli, uno stallone nero dalla muscolatura possente e imponente. Filippo, che era grande amante dei cavalli, fu subito interessato all'animale.


Ad assistere alle trattative c'era anche il giovane Alessandro, che pure rimase affascinato dalla potenza della bestia.


Quando il re macedone chiese però di montare il cavallo, subito ci si rese conto che era praticamente impossibile sellarlo, e ogni tentativo di salirgli in sella fallì miseramente.


Filippo annunciò allora di voler desistere dall'acquisto. Disse infatti che, per quanto fosse un animale maestoso, un cavallo indomabile gli sarebbe stato inutile.


A quel punto entrò in scena Alessandro, che disse al padre di volere per lui il cavallo. La richiesta venne rifiutata da Filippo, non intenzionato a spendere una fortuna per un cavallo inutile, ma Alessandro insistette e disse al padre che voleva provare lui in prima persona a salire in sella all'animale.


Il re macedone notò la determinazione negli occhi del figlio e, seppur preoccupato, acconsentì al tentativo.


Alessandro si avvicinò quindi con calma al cavallo, e si rese conto che l'animale era così maldisposto solo perché era spaventato dalla sua ombra che si rifletteva sul terreno. Il giovane allora spostò la bestia in un'altra posizione, in modo che l'ombra gli andasse alle spalle. In pochi attimi il cavallo fu calmo e docile, e tutti quelli che erano lì intorno rimasero ammutoliti per lo stupore.


Alessandro fece un balzo e saltò in sella al cavallo, prese la briglia e iniziò a cavalcarlo avanzando dapprima lentamente per poi aumentare sempre di più l'andatura.


Al loro ritorno, Alessandro ricevette un'ovazione da tutti i presenti e il padre, pieno d'orgoglio, non poté fare altro che tenere fede al patto e acquistare l'animale.


Avendo notato sulla testa del cavallo una macchia bianca a forma di toro, Alessandro decise di chiamare l'animale Bucefalo, letteralmente "testa di bue".


Il sodalizio tra Bucefalo e Alessandro non fu spezzato che dalla morte: durante la battaglia dell'Idaspe che contrappose i Macedoni di Alessandro all'armata di Poro, re indiano della regione del Punjab, nell'anno 326, Bucefalo riportò ferite mortali. Malgrado ciò, non permise al suo padrone di montare un altro cavallo e, facendo appello alle ultime sue forze, lo portò alla vittoria.


Alla sera, coperto di sudore e di sangue, Bucefalo si stese al suolo e morì per le ferite ricevute, all'età di vent'anni. Fu sepolto con gli onori militari e sul luogo della sua sepoltura fu fondata la città Alessandria Bucefala.

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