Alessandro Magno (2) - L'infanzia
- Alla scoperta del mito
- 6 giorni fa
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Il piccolo Alessandro, figlio di Filippo II di Macedonia e di Olimpiade di Epiro, era un discendente di una linea genealogica più nobile di quanto ci si possa aspettare.
La famiglia di suo padre discendeva dal famoso eroe mitologico Ercole, mentre quella della madre aveva nelle vene il sangue di Achille, il grande eroe dell'Iliade.
Con queste premesse, il futuro di questo giovane erede al trono di Macedonia non poteva non essere glorioso.
L'inizio della sua infanzia non fu poi molto diverso da quello di un qualunque altro ragazzino nobile di quel tempo, ma nessun altro poteva contare sugli sguardi attenti di Olimpiade, che monitorava ogni singola mossa del bambino. Il legame tra madre e figlio divenne fortissimo, ma Olimpiade fu ben attenta a non viziare troppo il ragazzo affinché divenisse un adulto forte e temprato.
Il padre, d'altro canto, era quasi sempre assente, impegnato in battaglie atte a espandere i confini dell'impero. In una di queste, poco dopo la nascita di Alessandro, venne ferito e perse la vista da un occhio. Per il popolo questa ferita fu causata da Zeus, come punizione al sovrano per aver spiato il rapporto avuto proprio tra il re degli dèi e Olimpiade.
Alessandro passava le giornate con gli altri bambini, tutti discendenti di famiglie di alto rango nobiliare. Tra questi strinse un legame particolare con un bambino di nome Efestione, che restò suo amico per tutta la vita.
A guidare i ragazzi era Leonida d'Epiro (o Leuconide), che insegnò loro le arti di combattimento, la musica e la poesia.
Durante quel periodo, Alessandro si innamorò dell'Iliade di Omero, e durante la messa in scena dell'opera, chiedeva di recitare sempre il ruolo di Achille, suo lontano antenato. Non si separava mai da una copia dell'opera, abitudine che conservò per tutta la vita.
Un giorno, Leonida insegnò ad Alessandro l'importanza di onorare gli dèi, e chiese al giovane di bruciare incenso come rituale in onore delle divinità: Alessandro prese una manciata di candelotti di incenso, e Leonida lo ammonì dicendo: "sii più parsimonioso con essa, finché non avrai conquistato il paese in cui cresce".
Da adulto, dopo aver conquistato tutta la Persia, Alessandro inviò a Leonida enormi casse piene di incenso e mirra. Il messaggio con cui le accompagnò recitava: "Così non sarai più avaro nelle tue offerte agli dèi".
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