Achille
- Alla scoperta del mito
- 4 giorni fa
- Tempo di lettura: 4 min

Personaggio molto noto nella mitologia greca, e descritto come il più importante eroe della guerra di Troia, Achille era figlio del mortale Peleo e di Teti, ninfa del mare.
Zeus e Poseidone si erano contesi la mano di Teti fino a quando Prometeo (o, secondo altre fonti, Temi) profetizzò che la ninfa avrebbe generato un figlio più potente del padre. Per questo motivo essi dovettero rinunciare alle loro pretese e costrinsero Teti a sposare Peleo, giustamente convinti che il figlio di un mortale non avrebbe costituito una minaccia.
Alla nascita del bambino venne predetto che sarebbe morto in battaglia in giovane età, e Teti cercò di proteggere il figlio immergendolo nelle acque del fiume Stige al fine di renderlo immortale. Per farlo però tenne Achille per un tallone, e il bambino divenne così invulnerabile ad eccezione di quel punto, che non era stato immerso.
In un'altra versione, citata nel Libro IV de Le Argonautiche, Teti, per rendere immortale il figlio, lo ungeva di giorno con l'ambrosia, mentre di notte, di nascosto da Peleo, ne bruciava le parti mortali del corpo nel fuoco per renderlo invulnerabile. Una notte, Peleo si svegliò e, vedendo il figlioletto agitarsi tra le fiamme, lanciò un urlo: Teti, adirata, gettò il bambino a terra e, veloce come il vento o come un sogno, se ne andò, immergendosi nel mare.
Quando Agamennone, su profezia dell'indovino Calcante, chiese a Ulisse di andare a reclutare il giovane, Teti tornò e prese con sé il figlio, travestendolo da donna e portandolo al cospetto di re Licomede di Sciro, chiedendogli di farlo crescere con le sue figlie.
Qui Achille visse nove anni, finché Ulisse e i suoi uomini non scoprirono il suo nascondiglio. Questi ultimi si presentarono a re Licomede vestiti da mercante, portando in dono ceste di stoffe e oggetti preziosi adatti ai gusti femminili. Solo una cesta era piena di splendide armi, e fu proprio quella che venne scelta da Achille, che tradì così la sua natura da uomo.
Teti e Peleo dovettero così rassegnarsi all'inevitabile destino del figlio e non ostacolarono più la sua vocazione di guerriero.
Achille si dimostrò ben presto un formidabile combattente, e in pochissimo tempo divenne lo spauracchio dei troiani.
Oltre alle doti in battaglia, di Achille divenne famoso anche un altro aspetto, ossia il pessimo carattere.
Durante l'ultimo anno di battaglia furono numerose le liti con Agamennone in merito a una fanciulla di nome Briseide, che era stata rapita da Achille e che questi teneva con sé come sua compagna. Quando Agamennone cedette la sua schiava Criseide, e pretese di avere in cambio Briseide, Achille la prese come un'offesa personale e solo l'intervento della dea Atena gli impedì di uccidere il sovrano.
Achille però da quel momento in poi si rifiutò di combattere per Agamennone e si ritirò a tempo indeterminato nella sua tenda.
Senza Achille e il suo esercito di Mirmidoni tra le file achee i Troiani sembrarono prevalere: nel corso di una grande battaglia essi giunsero ad attaccare il campo acheo e a minacciare di dare fuoco alle navi. La situazione per gli Achei rischiò di precipitare ma Achille fu irremovibile: Patroclo, suo compagno e amante, riuscì a convincerlo a lasciare che i Mirmidoni continuassero a combattere e ottenne di potere indossare le sue armi e la sua corazza. Achille acconsentì, avvertendolo di non avvicinarsi alle mura di Troia. Ma Patroclo, dopo avere respinto l'assalto all'accampamento, tentò più volte di scalare le mura, dove venne colpito e fermato da Apollo, ferito da Euforbo e infine ucciso da Ettore.
La morte del compagno indusse Achille a tornare nuovamente sul campo di battaglia: Teti fece preparare da Efesto una nuova armatura, poiché la sua, indossata da Patroclo, era finita nelle mani di Ettore. Achille riprese a combattere, cercando tra le schiere nemiche il principe troiano, deciso ad ucciderlo. Quando lo vide lo sfidò a duello: solo l'intervento di Apollo salvò Ettore da morte sicura. Questo aumentò ancora di più la sua collera: Achille, non sapendo dove cercarlo, iniziò rabbiosamente ad uccidere qualunque nemico gli capitasse a tiro, compiendo una strage. Tra le tante sue vittime vi furono il già citato Licaone e il giovane capo peone Asteropeo, dal quale fu però ferito a un braccio.
Finalmente Achille affrontò Ettore in duello e lo uccise con un colpo di lancia tra il collo e le spalle, nonostante la madre gli avesse predetto che alla morte dell'eroe troiano sarebbe ben presto seguita la sua. Per vendicare Patroclo, forò i tendini del tallone al corpo di Ettore e lo trascinò dietro al suo carro, per nove giorni, facendone scempio. Con l'aiuto di Ermes, Priamo si recò nel campo acheo per implorare la restituzione del corpo del figlio, cosa che Achille, mosso a pietà e su ordine di Zeus, concesse.
Come profetizzato da Ettore in punto di morte, Achille fu successivamente ucciso da Paride con una freccia diretta nel tallone destro, il suo unico punto mortale (secondo Stazio). In altre versioni il dio Apollo guidò la freccia scagliata da Paride e in altre ancora si racconta che Achille, mentre scalava i cancelli di Troia, fu colpito dalla freccia avvelenata.
Un'altra versione sulla morte di Achille narra che egli si innamorò perdutamente della principessa troiana, Polissena e chiese a suo padre, Priamo, di poterla sposare. Priamo era consenziente, perché ciò avrebbe significato la fine delle ostilità con gli Achei o, almeno, il cambio di campo da parte dell'eroe. Ma mentre Priamo era impegnato nei preparativi per il matrimonio, Paride, che avrebbe dovuto rinunciare ad Elena se Achille avesse sposato la sorella, nascosto dietro ai cespugli, scagliò la freccia che avrebbe ucciso l'eroe acheo.
Achille fu cremato e le sue ceneri furono depositate nella stessa urna che conteneva quelle di Patroclo e di Antiloco, figlio di Nestore.
Comentários