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Puck


Puck

Il Puck, per come lo conosciamo oggi, è uno spiritello ingannatore tipico della tradizione anglosassone.

Per arrivare alla figura odierna però bisogna passare attraverso almeno un paio di passaggi.

La prima idea di Puck nasce nell'Europa Settentrionale, e una tradizione svedese vuole che sia stata proprio la parola "puck" a dare poi origine al termine "pixies" per indicare i folletti. Questa figura originaria differisce da quella odierna in quanto si trattava di uno spiritello nient'affatto positivo. Era solito infatti attirare viaggiatori di notte per farli perdere nel bosco o, passando in Irlanda, trasformarsi in cavallo e farsi montare dai viandanti stanchi, salvo poi gettarsi in mare lasciandoli affogare.


Il lato positivo della creatura arriva con la figura dell'Hobgoblin, stavolta tipicamente anglosassone. Il termine "hob" in inglese arcaico è accumunato al cuore o alla casa, mentre "goblin" indicava appunto gli spiritelli o i folletti. Questo "spiritello del focolare" era solito eseguire piccoli lavoretti in casa di notte, in cambio unicamente di cibo. Non accettavano altri tipi di pagamento, e se si provava a offrirgli vestiti nuovi, si offendevano e andavano via.


Anche gli Hobgoblin usavano fare scherzi e dispetti, ma erano quasi sempre benevoli e di poco conto, come oggetti spostati in casa e cose del genere. La loro descrizione fisica è quella di uno gnomo molto piccolo e ricoperto di peli, con a volte delle zampe di capra.


La prima fusione tra le due figure arrivò con Robin Goodfellow, che nella mitologia anglosassone riprese tratti dell'Hobgoblin e del Puck. Robin era descritto più o meno come un satiro, e aiutava le massaie nei lavori domestici.


La consacrazione del Puck "moderno" arriva grazie a Shakespeare e il suo "Sogno di una notte di mezza estate". Qui infatti troviamo Puck come un folletto sì dispettoso, ma che poi dimostrerà la sua bontà d'animo per determinare il lieto finale.


Le caratteristiche del Puck della tradizione nordica, lo scherzo e il dispetto, vengono usate per simboleggiare la mutevolezza dell'amore.


Da quel momento in poi sarà sempre usato in questo modo, in tutte le storie e da tutti gli autori, diventando a tutti gli effetti un Puck "shakespeariano".


"Tu, se dalle maniere e dal sembiante

io non m'inganno, sei quel discolaccio,

quel folletto bugiardo e malizioso

che tutti chiamano Robin Bravomo.

Non sei tu quel bizzoso spiritello

che al villaggio spaventa le ragazze,

che fa cagliare il latte dentro i secchi,

che armeggia tra le pale del mulino,

e si rende molesto alle massaie

vanificando la loro fatica

a sbattere la crema nella zangola?

Ed altre volte a far schiumar la birra,

o a far smarrire il cammino ai viandanti

di notte, e ridere del loro disagio?

E t'adoperi, invece, premuroso,

ad aiutare nel loro lavoro,

ed a portar fortuna

a quelli che ti chiaman vezzeggiandoti, "mio caro diavoletto" e "dolce Puck"?"

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