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Ares


Ares

Ares è uno dei dodici dèi olimpici, dio della guerra, spirito delle battaglie, e personificazione di violenza e sete di sangue.


Rappresentava la guerra violenta e brutale, ponendosi in netta opposizione ad Atena, dea della strategia militare e dei conflitti non violenti.


È sempre presentato con indosso un elmo, uno scudo e una spada (o lancia) insanguinata, e per spostarsi usa un carro trainato da quattro cavalli, sempre seguito da cani o avvoltoi.


Molto spesso è accompagnato da due dei suoi figli: Deimos e Fobos, rispettivamente il panico e la paura.


Sul campo di battaglia è invece accompagnato da numerose divinità legate alla violenza e al terrore della guerra. Oltre ai già citati Deimos e Fobos, combattevano con lui Eris, la discordia, Cidoimo, la confusione, ed Enyo, l'urlo furioso della battaglia.


In aggiunta c'erano anche le Keres, spiriti della morte, vestiti con mantelli rossi di sangue umano.


Per quanto Ares fosse una delle divinità più potenti, e una delle più temute in assoluto, non era così infallibile. Esistono, anzi, numerose storie in cui il dio della guerra viene sconfitto o ingannato.


Nella sua battaglia con Diomede, quest'ultimo lo ferisce e lo batte in modo del tutto leale e in un combattimento alla pari.


Durante la guerra di Troia, Atena ebbe la meglio su di lui ingannandolo e consolidando la sua superiorità come combattente.


Ercole ebbe la meglio su di lui addirittura due volte. La prima durante la battaglia di Pilo, e la seconda dopo aver ucciso anche il figlio di Ares, Cicno.


Inoltre, Omero ci racconta di come i due fratelli Oto ed Efialte, riuscirono a catturare Ares e a rinchiuderlo in una giara di bronzo per tredici mesi, salvato solo da Ermes.


Data la natura selvaggia e violenta, Ares non era molto amato dalle altre divinità o dagli uomini. Faceva eccezione solo Afrodite, sua più famosa consorte, dalla quale ebbe numerosi figli.

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